GAETANO BOCCHETTI

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GUIDA AGLI AFFRESCHI

OSIMO – SANTUARIO SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

BIOGRAFIA

Bocchetti Gaetano, nasce a Miano (Napoli) il 10 agosto 1888.
A Napoli si iscrive all’Accademia di belle Arti dove conclude brillantemente i corsi di disegno e pittura.
Nel 1920 partecipa alla Biennale di Venezia, nel 1921 alla quadriennale di Roma, nel 1923 e nei successivi anni, alla biennale nazionale di Napoli, poi alla mostra fiorentina organizzata da Sembenelli, nel 1926 alla Quadriennale di Torino, al premio Cremona nel 193536, al premio Michetti nel 1965, nello stesso anno alla mostra premio Posillipo.
Negli stessi anni è presente alla collettiva di Arte Sacra in Roma e offre una sua personale alla Galleria Pesaro di Milano.
In epoche pia recenti, allestisce varie e numerosissime mostre personali in tutta Italia e nelle maggiori capitali di paesi stranieri. Numerose le chiese in Italia da lui affrescate tra cui la Basilica S. Giuseppe da Copertino. Di lui hanno scritto i più illustri critici d’arte così come riviste e giornali.
Recensito altresì da innumerevoli cataloghi d’arte nazionale e internazionale, egli è presente nei pia importanti dizionari.
Le sue opere, a parte gli affreschi, fanno parte delle più pregiate collezioni private, oggi in Europa, mentre numerosissime sono le opere pittoriche che quasi tutti i musei hanno in collezione.
Gaetano Bocchetti, ancora arzillo e giovanissimo di spirito e perchè no anche di fisico,continua a dipingere e lavorare nel suo ridente studio di Napoli, in via Orazio 31.

Bocchetti-Gaetano

LA CENA

L’affresco rappresenta la “Cena” proprio nel momento in cui il Signore dice a Giuda: “Quanto fai , fallo presto”.
Si tratta di una grande cosa, priva di ogni ar- tificio, scevra di ogni manierismo, fresca, spontanea, sincera, palpitante di vita. Nessu- na sala ma una specie di stamberga rischiara- ta dal plenilunio che entra da una piccola fi- nestra (di fuori lontana, si vede Gerusalem- me) ma ancor più lumeggiata dal potente fa- scio di luce che sembra emanare dal Reden- tore, tutto vestito di bianco.
“Quanto fai, fallo presto”.
Gesù ha pronunziato queste parole e Giuda se ne esce torvo, convulso, ombra nell’om- bra, con una faccia malvagia.
La bocca di Gesù ha una impercettibile piega di dolore, ma i suoi occhi sono fissi in un punto indefinito, oltreterreno e sembra che da esso gli derivi tutta la luminosità che gli inonda la fronte.
Com’è bello Giovanni, nella sua destra! Che linee morbide! Dolcezza, apprensione, am- bascia, interrogazione c’è nel suo volto! È un volto che innamora.
Pietro è sdegnato, terribilmente sdegnato: faccia dura, scabra, potente la sua: faccia da pescatore. Se potesse, lo schiaccerebbe, egli,
quell’infame di Giuda.
Tommaso tiene lo sguardo abbassato: sembra che vigili se stesso, che non abbia quasi il coraggio di guardarsi intorno, di fermare l’occhio sul suo Maestro: vive un dramma interiore.
Ogni figura è mirabilmente individualizzata, quantunque la scena offra una sorprendente fusione, una perfetta unità.
Nessuno parla. C’è un silenzio che nessuno ha il coraggio di violare. Solo il figlio di Simone Iscariota, che esce, potrebbe far rumore col suo passo.
Ma il suo passo è di uno che ama sottrarsi a ogni sguardo e sguscia via.
E c’è la magnifica testa di Matteo. È di una vigoria, di una plasticità straordinaria. Anche Filippo è potentemente modellato: un cuore tenero in un corno di lottatore. E non c’è personaggio, del resto, pur secondario, che non abbia il suo segno decisamente individuale e inconfondibile.
Sorprendente poi la prospettiva.
Così la tovaglia bianca.
Ma tante e tante altre sono le finezze e ricchezze che si trovano profuse in questa “Cena” del Bocchetti che Osimo custodisce.

La Cena (refettorio del convento)

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LA CUPOLA

Concezione grandiosa e nuova, questa del Bocchetti, per una Cupola.
Non più la solita gloria di Angeli e Santi, nè tanto meno la frammentarietà del soggetto. Qui tutto tende all’uno: ogni figura anche di secondo piano è attratta e vivificata dall’idea animatrice: la glorificazione del Santo Francescano Giuseppe da Copertino.
L’umile seguace di Frate Francesco è portato verso il Cristo, circondato dagli Apostoli, da una schiera movimentata e armoniosa di angeli mentre di fronte al Santo, il Padre e Maestro S. Francesco, lo guarda e tributa il suo omaggio e la sua glorificazione al suo amabile figlio, invitando a glorificarlo tutti i santi e sante della Famiglia Francescana. Questo nel settore di sinistra.
Nel settore di destra, fa riscontro alla santità francescana, la schiera di Fondatori di Ordine Religiosi chiamati a riconoscere tutta la gloria del Francescanesimo.
S. Domenico con S. Teresa, l’osimano S. Silvestro, S. Brunone, S. Bernardo, S. Benedetto con S. Scolastica, S. Francesco di Paola e S. Vincenzo de Paoli, S. Ignazio, S. Agostino con la mamma S. Monica e altri ancora sette, tutta una teoria di figure vive, movimentatè, varie negli atteggiamenti ed espressioni.
Al di sopra e all’interno CRISTO con gli Apostoli e gli Angeli.
Un’armoniosa festa di luci, colori, canti. Nei pennacchi, le quattro virtù cardinali da cui ha radice ogni santità e, in sei triangoli, le virtù teologali alternate ai tre voti evangelici quasi coronamento e splendore di santità di vita.

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TESTIMONIANZA

S. Antonio di Padova (refettorio del convento)

Gaetano Bocchetti è un grandissimo pittore, un autentico Maestro. Egli è l’ultimo epigono dell’arte di affrescare, ed ha l’indiscusso merito di aver fatto risorgere una forma di pittura che andava scomparendo; l’affresco, forma d’arte difficilissima in quanto presuppone in coloro che la coltivano conoscenze che vanno molto al di là della preparazione puramente accademica, peculiare ad ogni pittore; conoscenze che vanno dalla maniera di preparare l’impasto dei colori, a quella di predisporre il muro che si vuole dipingere, a quella di provvedere alla calce da usare per l’intonaco, e via dicendo.
Fra i molti affreschi realizzati da Gaetano Bocchetti giova richiamare alla memoria quelli eseguiti nella chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, le pareti della cattedrale di Orta di Atella, le tre pareti della chiesa francescana di Tramonti, la volta dell’abside della chiesa di Santa Dorotea in Roma a Trastevere, che rappresentano le più vitali e naturali conquiste della pittura moderna, applicata alla grande decorazione dell’Arte Sacra, sempre tendente al «sublime».
Per trovare dei termini di riferimento utili a spiegare il fenomeno di Gaetano Bocchetti, pittore di affreschi, occorre risalire ai Maestri del Rinascimento e naturalmente vien fatto di pensare a Leonardo da Vinci, al Buonarroti, al Domenichino, al Ghirlandaio, e, più vicini a noi nel tempo, a Luca Giordano, a Solimene e qualche altro.
Non che gli affreschi del Bocchetti siano una pedissequa imitazione dei primi, tutt’altro, ché il Nostro, pur dipingendo soggetti sacri, già dipinti dai maestri che lo hanno preceduto, è riuscito a conservare intatta la sua potente personalità e la sua schietta originalità, e questo non é poco.

S. Antonio di Padova

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S. FRANCESCO PARTE MISSIONARIO DAL PORTO DI ANCONA

  Un grande affresco del Bocchetti, unico nel suo contenuto, ripropone la missionarietà di Francesco d’Assisi e della Famiglia Francescana. Dal porto di Ancona (24 giugno 1219) prese avvio il viaggio di Francesco verso l’Oriente, animato da sete di pace e di conversione. Dopo Francesco e sul suo esempio, soli o a gruppi, molti francescani si sono fatti missionari della giustizia, pietà e coscienza cristiana. Non poteva mancare nel Santuario di Osimo questo affresco a tutto campo:
* il Santo aveva sempre desiderato l’esperienza della missione
* da qui ebbe inizio il servizio missionario nello Zambia (1930)
* è sempre un invito ad essere pellegrini in ogni angolo del mondo
* è una presenza viva di Francesco nella Chiesa dedicata a un suo “Figlio” – “Santo”
* “cittadino onorario di Assisi”.
Sono le idee ispiratrici che hanno guidato l’artista concludendo la serie degli Affreschi nel Santuario di Osimo.

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“Eccovi dunque il Copertinate, solenne e maestoso nella sua magnifica e gigantesca figura (più di 4 metri di altezza) che però ho voluto darvi sotto un nuovo aspetto: Non è il Santo rapito o il Santo estatico ma il Santo Protettore, il quale – anzichè andare verso il cielo – ne viene a braccia aperte scen- dendo verso i suoi fedeli, disposto ad accogliere le preghiere. Il suo volto non è soggiogante, il suo incedere sicuro e il gesto largo è invece invitante e quasi confidenziale. Sopra e d’intorno una festa di angeli.” Gaetano Bocchetti nel giorno dell’inaugurazione

IL Santo Protettore (abside della basilica)

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OSIMO: 1936 - L'artista in compagnia di alcuni Frati Francescani durante i lavori degli affreschi.

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  Questa ” GUIDA AGLI AFFRESCHI ” che sono nella Basilica S. Giuseppe da Copertino in OSIMO (Ancona) è
** omaggio riconoscenza al Prof. Gaetano Bocchetti, Pittore, nel centesimo compleanno della sua vita;
** lettura meditativa dello stile francescano che ha ispirato, in semplicità e letizia, la sua arte;
** invito cordiale ad accogliere il messaggio del “Santo dei voli” ad aspirare, in un clima di secolarismo, alle cose celesti.
È un piccolo frammento che rende attuale questo carissimo pittore napoletano che continua a vivere oggi, come ieri, la sua giovinezza mentale.
Gli anni anagrafici (compie 100 anni il giorno 10 agosto 1988) in questi casi non contano. È un riconoscente saggio che dovrà essere ripreso e fissato per la futura “Vita e storia artistica della pittura di Gaetano Bocchetti”. Beneaugurando

Osimo, 10 agosto 1988
I Francescani del Santuario S.Giuseppe da Copertino Osimo