Forse vi sarete chiesti perché un giovane decida di lasciare tutto per seguire Gesù come ha fatto san Francesco. Cosi ho pensato di dar voce ad uno dei Postulanti.

Vi propongo la bella testimonianza di Roberto Bosso giovane di 31 anni di Montefano iscritto al Dipartimento di Archeologia all’Università di Ravenna al quale ho posto alcune domande.

Come è nato in te il desiderio di seguire il Signore?

E’ sempre il Signore che prende l’iniziativa, in ogni circostanza.

Così è avvenuto anche per il mio desiderio di seguirlo, nato dall’ascolto della Buona Novella.

Dopo un lungo periodo di lontananza e confusione, ho iniziato a provare un forte desiderio di verità e di luce dentro di me, che mi ha condotto, attraverso il mio riavvicinamento alla preghiera e all’ascolto della Parola, all’incontro con il Signore, riempiendomi di gioia e stupore.

In questo modo il Misericordioso Dio ha voluto preparare il mio terreno, prima di seminare la sua parola dirompente. Questa è arrivata poco dopo, durante l’ascolto del brano evangelico sulla chiamata dei primi discepoli: quella parola mi ha letteralmente stravolto, è esplosa dentro di me come una cannonata, sconvolgendo ogni cosa. Avevo compreso che il Signore stava cercando me, per qualcosa di grande da realizzare insieme! Me!! Proprio me!!! Perché?!

Mi sentivo spinto a seguire l’esempio dei primi discepoli, a diventare anch’io “pescatore di uomini”, senza capirne il motivo!

Allora è stato provvidenziale l’aiuto di un padre spirituale, che ha saputo guidarmi e indirizzarmi lungo un cammino di discernimento vocazionale.

Come ti sei avvicinato a San Francesco?

Ho sempre provato una profonda stima ed ammirazione verso la figura di San Francesco d’Assisi, ma il mio avvicinamento al Serafico Padre è avvenuto in un modo piuttosto insolito e del tutto inaspettato!

Vicino all’università che frequentavo, la Provvidenza mi fece trovare la chiesa di … S. Francesco! Iniziai a frequentarla per curiosità, come un turista attratto dalle opere d’arte contenute all’interno e distratto verso tutto il resto. Presto, però, mi sentii catturato da un’immagine in particolare: quella di Francesco! Mi colpii subito l’affetto profondo che esprimeva la statua del santo nel reggere in mano il Crocifisso, con tanta cura e delicatezza. La dolcezza del suo sguardo fisso sul Crocifisso, mi riempii di commozione e mi spinse inconsapevolmente a pregare il Padre Nostro, in sua compagnia.

Così si è instaurato un forte legame con il santo d’Assisi, cresciuto nel tempo attraverso la preghiera e l’approfondimento della sua spiritualità, che mi ha portato a frequentare con più devozione la Chiesa e mi ha coinvolto nell’amore verso il Signore e la vita a lui donata.

Ora l’umile poverello d’Assisi è entrato profondamente dentro la mia vita e mi accompagna fraternamente sulla via che riconduce tra le braccia del Padre.

Puoi raccontare un episodio della tua vita che senti affine all’esperienza di S. Francesco?

Ho vissuto un episodio molto particolare, che ho ritrovato affine all’esperienza fatta da Francesco con il lebbroso: inizialmente evitato poi, però, abbracciato ed accolto con amore. Come ci racconta Francesco stesso nel suo Testamento: “ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo”.

Anche a me è capitato di provare questa stessa sensazione, attraverso un incontro con chi più cercavo di evitare. In questo modo il Signore ha voluto mettermi alla prova con sorella povertà.

Per entrare nella chiesa di S. Francesco, dovevo attraversare una piazza affiancata da un lungo porticato, che era in parte utilizzato da alcuni poveri immigrati africani senza casa, come alloggio e riparo.

Quando passavo davanti a loro acceleravo il passo, per cercare di allontanarmi il più presto possibile dalla loro presenza. Volevo evitarli, perché provavo diffidenza ed un certo timore nei loro confronti, ma soprattutto perché, anche il solo guardarli, mi faceva provare una profonda amarezza.

Poi, un giorno, uscendo dalla chiesa pieno di fervore, mi feci forza e decisi di andare incontro a loro. Fu proprio uno di quei poveri a sorridermi per primo, incrociando il mio sguardo, ed io ricambiai il sorriso con gioia. Allora mi avvicinai e ci fu subito un forte abbraccio tra di noi, che mi commosse grandemente e che sciolse dentro di me tanti vecchi pregiudizi.

Dopo quell’abbraccio, mi guardò negli occhi pieno di contentezza e mi chiamò: “Amico”! E mi chiese: “Come stai?”.

Proprio lui, che viveva all’aperto e che fino al giorno prima avevo evitato, s’interessava di me!!

In quel momento provai una dolcezza unica dentro al cuore.

In base alle tue esperienze che consiglio daresti ad un giovane che s’interroga sulla propria vocazione?

Non sono mai stato bravo a dare consigli … posso soltanto dire che quando sono nel dubbio e nell’incertezza (cosa non rara), semplicemente prego! Mi rivolgo al Signore, con cuore aperto, carico di tutti i miei difetti e peccati, in cerca del suo aiuto, del suo conforto. E il Signore risponde! Eccome!!

Mai temere di rivolgersi a Lui, d’interrogarlo e di cercarlo, sempre e in ogni modo, perché solo presso il Signore si può trovare la Verità e quella Luce che rischiara la vita dalle tenebre dell’incertezza e dell’errore. Poi il Signore ci ama troppo per restare indifferente alle nostre tante richieste!

Quindi: preghiera ed ascolto della Parola del Signore sono le nostre migliori e più forti alleate, donateci proprio per il nostro aiuto.

In più, è fondamentale anche la guida di un padre spirituale, con cui confrontarsi e per avere un altro punto di vista su quanto stiamo vivendo. Nel cammino di discernimento vocazionale è molto importante sapersi mettere in discussione e interrogarsi, con sincerità ed in profondità, andando in cerca di cosa si nasconde dentro il nostro cuore.

Personalmente, la prima domanda che mi sono posto, all’inizio di questo cammino, è stata: “Cos’è più importante per te?”. Poi: “Cosa ami di più?”.

In fondo, quella del Signore è una richiesta d’amore, che non può essere scavalcata da nessun’altra cosa.

Questo è quanto posso dire, basandomi sulla mia piccola esperienza personale … .

Auguro a tutti i giovani lettori in ricerca vocazionale, che hanno avuto la pazienza e la bontà di leggere le mie risposte, di fare esperienza profonda del Signore nella propria vita e di non temere mai di fare il primo passo verso la verità. Sono vicino a tutti nella preghiera, pace a voi!

(Testimonianza presente nella Rivista Donare Pace e Bene. Novembre-Dicembre 2014)