Anche quest’anno l’Arcivescovo tiene la Lectio Divina il martedì alle ore 21.00 nel nostro santuario di San Giuseppe da Copertino in Osimo.

Di seguito viene riportato il testo della Prima Lectio Divina “La Parola della Croce” (1 Cor. 1,1-30)

Introduzione

“Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.  Sono le parole di Gesù che invitano ognuno di noi a nutrirci della Sua Parola. Papa Francesco ha voluto che ogni anno, la terza domenica del Tempo ordinario venga celebrata la Domenica della Parola. San Girolamo, il celebre traduttore della Bibbia in latino, scriveva: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». Ci ricorda Papa Francesco: «Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità». Come negli anni precedenti, in questo tempo di quaresima, propongo a voi la Lectio divina: la lettura della Parola di Dio, la meditazione, la condivisione, la preghiera, affinché diventi nutrimento per i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni e la nostra vita.  Per questa Quaresima ho pensato di presentare a voi alcuni capitoli della Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti.

Prima di soffermarci sulla 1Cor. 1,1-30, è bene fare una presentazione sommaria di questa lettera. Sappiamo che San Paolo nel suo secondo viaggio giunse a Filippi dove battezzò Lidia e la sua famiglia, poi andò a Tessalonica, ad Atene e a Corinto nell’anno 50 d.C., questa data trova certezza in quanto in quel periodo era proconsole a Corinto Gallione. Tra il 50 e il 52 Paolo evangelizzò a Corinto per diciotto mesi (At 18.1-18). Nello spazio di pochi mesi Paolo e i suoi collaboratori riuscirono a formare una comunità cristiana vivace ed attiva. Corinto era una città dove si affrontavano diverse correnti di pensiero e di religione molto differenti tra loro con un rilassamento di costumi che la rendevano tristemente celebre. Il contatto della giovane fede cristiana con questa capitale del paganesimo doveva porre per i nuovi battezzati numerosi e delicati problemi. All’inizio, ancora presente Paolo, l’integrazione sociale del gruppo dei credenti era pacifica e concorde: un solo capo riconosciuto. Dopo la partenza di Paolo per Efeso giunsero altri missionari cristiani per continuare l’azione evangelizzatrice, ma ben presto si crearono divisioni interne dando origine a conflitti. Questa lettera nasce dal dolore su alcune questioni della vita della Chiesa venti anni dopo la risurrezione: divisione della Chiesa con scismi, mancanza di stima dell’uno per l’altro.

Lectio.

La lettera inizia con la presentazione di Paolo, come apostolo e colui che la manda insieme a Sostene, subito delinea i destinatari: la Chiesa di Corinto a cui vanno i saluti: grazia e pace. E’ significativo che Paolo ad una comunità che lo avversa indirizza un saluto di pace. Come in ogni lettera ringrazia i credenti evidenziando alcuni aspetti della loro esperienza di fede.  Tre sono evidenti e colpiscono subito, possono essere riassunti in tre parole: chiamata, santificazione, comunione.

Chiamata. I corinzi sono stati chiamati da Dio, come è accaduto per Paolo. Essi formano la “chiesa” (ek-klesìa=convocazione). La chiamata, la vocazione è il compito di tutto la vita, è un cammino della vita per essere felici. La chiamata di Dio è finalizzata ad un progetto: vivere nella comunità e nella comunione.

Santità. La vocazione del cristiano è alla santità.  Levitico 19:2: «Parla a tutta la comunità dei figli d’Israele, e dì loro: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo”. Matteo 5,48: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Comunione. La santità consiste nel dinamismo ecclesiale e comunionale. Edificare la Chiesa di Dio collaborando all’azione dello Spirito, nella docilità alla comunione fraterna. Paolo ringrazia Dio per tutti i doni che ha fatto alla comunità, cioè per tutti i carismi.

Ai versetti 10-17 si racchiude la prima importante esortazione della lettera:<>(v10).  Paolo chiarisce subito quale è la sua preoccupazione: le divisioni, i personalismi, i risentimenti, le invidie spingono alcuni membri della Chiesa di Corinto a dividere e a ridurre la vita comunitaria in una continua tensione fatta di rivalità e di arrivismi. Vivere è costruire l’unità, come deve avvenire in un contesto familiare. Nel v. 12 Paolo riferisce delle discordie nell’ambito ecclesiale sottolineando il prevalere dell’“io” sul “noi”: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “Io invece sono di Cefa”. Non si edifica la Chiesa con i personalismi, ma nella logica della fraternità.

L’insegnamento di Paolo è chiaro e arriva al cuore del problema: il culto della personalità, la voglia di protagonismo di alcuni distrugge la vita di tutti. L’“io” imprigiona, il “noi” libera. Cristo non è diviso. La risposta di Paolo alle divisioni è il mistero della croce. La croce di Cristo non divide, ma unisce! La croce non costruisce barriere culturali, né fossati sociali: la croce è il ponte che porta alla vita di Dio. La cosa che rende credibile Gesù è la croce. Perché prima di ascoltare Gesù, noi dobbiamo ricordarci che lo ascoltiamo, non per empatia apriori ma per credibilità, perché è morto per me, per te, per noi. Egli ha la credibilità di avermi amato fino a morire. Perché la sua credibilità non viene da una simpatia sentimentale, ma dal fatto che è credibile per come ha vissuto, per come è morto per me. Se noi abbiamo la croce non è per idolatrare il dolore, poiché a noi il dolore non interessa, potessimo allontanarlo dalla nostra vita lo faremmo.

Noi accettiamo la croce perché è la prova “di chi è morto per amore mio”. Esattamente come farebbe molto probabilmente una madre se dovesse trovarsi costretta a scegliere tra la propria vita e la vita del figlio. Naturalmente una madre sceglierebbe di morire al posto del figlio. Questa è la credibilità della croce, è la credibilità di chi non ha pensato due volte ad offrirsi per noi. Una madre che non riesce a fare questo, rimane madre, ma non è più credibile nel suo amore.

Nell’Esortazione apostolica Christus vivit papa Francesco ha scritto: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» (n. 123). La Pasqua di Gesù non è un avvenimento del passato: per la potenza dello Spirito Santo è sempre attuale e ci permette di guardare e toccare con fede la carne di Cristo in tanti sofferenti.

Gesù è credibile per la sua croce, ma non basta. Se Gesù è credibile per la sua morte per me diventa certezza perché Dio lo ha risuscitato. Non è solo un uomo coerente e di gran cuore perché è morto per me, ma è proprio la sua “obbedienza” e “gratuità” che lo hanno portato a risorgere e riscattarci tutti dalla morte. Se ci dimentichiamo della risurrezione viviamo il cristianesimo solo come un’etica, solo come un comportarci bene. Il cristianesimo salva, non ci chiede solo di vivere bene. E’ qualcuno che ci salva. Ci salva dalla morte e tutto assume un significato per questo vale la pena. Se non crediamo alla risurrezione di Gesù non serve a niente il resto.

Paolo nella lettera mette in evidenza che siamo stati battezzati in Cristo, e il battesimo ci rende uno in Cristo, la dignità che riceviamo non è per quello che facciamo ma perché per grazia siamo stati salvati, la nostra dignità viene da Dio. Paolo mette in evidenza la contrapposizione tra sapienza umana e la debolezza. Alla condanna della sapienza umana fa seguito la descrizione della sapienza di Dio. Mediante la croce Dio ha dichiarato l’inefficacia della sapienza umana. Sia la via dei giudei che quella dei greci è fuorviante. L’unica via autentica che dona vera sapienza è quella della croce, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani.

L’ “io” che spacca la comunità è diabolico. Quale croce guardare o ammirare? Cristo si è svuotato per te, non rendere vana la sua croce, non svuotarla. La croce con le braccia allargate porta all’unità. Bisogna ripartire dalla croce per sanare le fratture. Dall’io alla koinonia, alla comunione. Il Signore Gesù ti dice: “Io ho dato tutto per te, tu non hai dato tutto di te”. Dio è per te degno di fede? Ti fidi di lui? Dio è amore, Dio unisce, costruisci la comunione nella tua comunità con i doni che Dio ti ha dato.

Il Signore ci chiama alla comunione: senti nel tuo cuore il desiderio della comunione? Come eserciti la tua responsabilità nel costruire la fraternità con il prossimo, nella tua famiglia, nella tua parrocchia?

Fonte: sito dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo